Clemente Biondetti
(18 agosto 1898 - 24 febbraio 1955) vinse più Mille Miglia
di tutti (quattro volte su 12 partecipazioni) ma per il suo carattere scontroso
ed il suo antifascismo fu poco amato rispetto ai suoi meriti sportivi dal 16
dicembre all' 8 gennaio una mostra allestita in Palazzo Medici Riccardi a
Firenze per i 50 anni dalla morte, ricorderà per la prima volta la sua figura
di sportivo e di uomo. L' iniziativa è della scuderia automobilistica che porta
il nome del pilota e che ha varato una serie di iniziative tra cui la
pubblicazione di un libro ed una commemorazione che si terrà in Palazzo Medici,
sede della Provincia di Firenze, ente che ha dato il sostegno alle iniziative.
"Clemente Biondetti ha ricordato il presidente
della Scuderia Biondetti, Carlo Steinhauslin ottenne numerosi successi sportivi.
Tuttavia visse la sua carriera agonistica da emarginato perché non era uomo
vicino al fascismo.
Regime e stampa, per motivi anche diversi, preferirono celebrare personaggi come Nuvolari e Varzi, tanto che per l' intera sua carriera subì un forte ostracismo.
La mostra è intitolata "Un uomo, un pilota, Clemente Biondetti. L'epopea delle corse su strada" e presenta fotografie d'epoca, documenti unici, filmati e cimeli che riecheggeranno un periodo di grande trasformazione per l'Italia.
Ci saranno anche tre auto da collezione. Sono l'Alfa Romeo 8 cilindri 2900 con cui Biondetti rimase in testa a Le Mans nel 1938 fino alla rottura di una valvola quando aveva mezz'ora di vantaggio sul secondo (la stampa estera lo osannò come vincitore morale della corsa); uno dei due esemplari, sui sei fatti costruire, della Jaguar Biondetti; la moto Norton 500 con la quale gareggiò agli inizi della carriera sportiva.
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Biondetti, di padre toscano e madre veneta, benché nato in Sardegna a Buddusò (Sassari), fu pilota di Alfa Romeo, Ferrari, Maserati e Lancia. Duecentotto le gare a cui partecipò in quasi 30 anni di corse; 139 quelle in cui si qualificò; 24 volte quelle vinte come primo assoluto.
Appartenne alla 'scuola fiorentina' di cui fecero parte Masetti, Materassi, Brilli Peri, Ermini. Biondetti aveva doti da 'stradista', come si diceva in un' epoca in cui molte gare venivano organizzate sulle strade di tutti i giorni, ed era un' appassionato di meccanica tanto da presentarsi alla Miglia del 1950 con una Jaguar Biondetti che lo fece classificare ottavo con il co-pilota Gino Bronzoni.
Questa era una vettura progettata da lui, con motore della casa inglese e telaio realizzato nelle officine meccaniche di Firenze.
Tra i suoi meriti sportivi, oltre alle numerose vittorie, ci sono anche quelli di aver fatto debuttare la Ferrari nella prima gara all'estero (Gp di Svezia 1948) e di aver portato la scuderia del Cavallino alla prima vittoria nella Mille Miglia (avvenne nel 1948).
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Le altre vittorie nella corsa Bresciana datano:
1938 su Alfa Romeo 8C 2900B spider (n°143)
1947 su Alfa Romeo 8C 2900B berline (n°230)
1949 su Ferrari 166MM barchetta (n°624) 1° classificato
Vinse anche due Targa Florio, nel 1948 su Ferrari 166S (n°36) con Igor Troubetskoy e nel 1949 su Ferrari 166C (n°?) con Carlo Benedetti.
Alla presentazione delle iniziative c'erano, fra gli altri, l'assessore provinciale allo sport Alessandro Martini, il nipote del pilota, Stefano Biondetti, e Mario Baldi che di Biondetti fu stretto collaboratore dal 1943 ai primi anni del dopoguerra divenendo testimone di un periodo importante delle sue vicende.
Baldi e l'esperto di vetture storiche Alessandro Bruni hanno curato un libro sul pilota, che sarà presentato in concomitanza con l'inaugurazione della mostra.