Eugenio Castellotti
è nato a Lodi, Italia, il 10 ottobre
1930 e morto il 14 marzo 1957 Modena, Italia è stato un pilota
di Formula 1.
La sua passione viscerale erano le auto e nel 1952, dopo aver vinto il Gran
Premio del
Portogallo, entrò nella scuderia Ferrari. Numerose le sue vittorie.
Citiamo la Targa Florio, il Gran Premio del Venezuela, la Mille Miglia del
1956,
la 12 ore di Sebring ed il Gran Premio di Francia. Campione italiano assoluto
nel 1955 e nel 1956, morì anch’egli tragicamente in un incidente, a Modena,
nel 1957.
testimone diretto della sua morte sulla
pista di Monza, morte che segnò profondamente il suo animo. Fidanzato con la
soubrette Delia Scala, visse con lei momenti travagliati, fino al punto di
decidere di smettere con le corse dopo il matrimonio. Quel 14 marzo 1957,
Eugenio lo passò all'Aerautodromo di Modena sotto gli occhi attenti di
Ferrari, cercando di migliorare giro dopo giro il record della pista conteso a
Jean Behra. La pista scivolosa, i pensieri rivolti verso Delia, verso il
futuro matrimonio, verso l'obbligata rinuncia alle corse. Alla "S"
Stanguellini Castellotti ritarda all'ultimo la staccata per guadagnare una
manciata di centesimi di secondo, butta il muso della sua Ferrari 801
all'interno della esse e tocca il cordolo della pista sbandando paurosamente e
toccando ancora il cordolo, si dirige verso il prato con la vettura quasi
ingovernabile, attraversandolo tutto e finendo capottato.
Castellotti a Monte Carlo nel 1956 su Ferrari D50
L'incidente di Castellotti a Modena 14 marzo 1957
Probabilmente molti di voi conoscono poco la carriera di questo pilota, morto a soli 27 anni,e salito spesso alla ribalta della cronaca rosa per le sue relazioni amorose...Eugenio Castellotti ha comunque segnato un'epoca, vissuto le tormentate e appassionanti sfide di quegli anni del dopoguerra,anch'egli fu un uomo di Enzo Ferrari, onnipresente in queste biografie di campioni.Eccovi la sua particolare storia, la vita di uno che ha bruciato le tappe, che aveva la velocità nel dna, che correva sempre e comunque, anche verso la morte.
Eugenio Castellotti nasce a Lodi il 10 ottobre 1930 da
una famiglia aristocratica.
Grazie alle ingenti possibilità economiche può coltivare la sua passione per
le auto:a soli 20 anni infatti acquista una Ferrari 166S sportscar.Alto,
dinoccolato,"il modello di self-control, di stile e di efficienza"
fuori dalla pista,ferocemente competitivo, arrogante, eclettico e
spregiudicato in pista. Un personaggio particolare, di difficile definizione a
tutto tondo, che in pochi anni ha avuto tutto: denaro, successo,amore.
Per molti era un giovinastro astuto, capace di entrare nel cuore dei tifosi
come vera icona di pilota-archetipo, soprattutto dopo la scomparsa del suo
carissimo amico Ascari.
In veste di pilota la sua specialità era la guida sul bagnato, il suo difetto
più grande era l'incapacità di staccare il piede dall'accelleratore per
conservare i pneumatici fino al traguardo.
La sua carriera da pilota inizia il 1°aprile 1951 con la scuderia Marzotto
all'undicesimo Giro di Sicilia, ma il suo nome compare solo nella lista
"ritirati".
Alla fine dello stesso mese comunque partecipa alla Mille Miglia con un il
copilota Rota, e si trova a competere contro piloti già ben noti come Cortese
e Marzotto.Anche qui comunque il risultato è scarsino:sesto nella sua
categoria, cinquantesimo su tutti i partecipanti.
Nel 1952 la svolta, ed Eugenio inizia a collezionare le prime vittorie. Il 9
marzo ottiene il primo posto della sua categoria nel Giro di Sicilia, e 10
giorni dopo dà spettacolo alla
Coppa d'oro di Siracusa in un faccia a faccia con Sighinolfi. Passa poi dalla
Scuderia Marzotto alla Scuderia Guastalla e, nei primi 2 anni di carriera si
trova a guidare tutte le migliori auto sportive sul mercato.
Alla sua seconda Mille Miglia finalmente sfida i più grandi nella loro stessa
categoria (nei 225 S/N 0166) Taruffi, Biondetti, Bracco, Faglioli,e in
più tre Mercedes 300 SL. Rimane per un pò secondo dietro il vincitore Kling
su Mercedes, ma non dura molto.
Ciò nonostante questo basta a mostrare davvero le sue doti di pilota e per
essere definito il degno successore di Ascari.Inoltre si guadagna un ingaggio
autorevole:la Lancia lo chiama per la Carrera Panamericana del 1953.Arriva
terzo dietro Juan Manuel Fangio e Piero Taruffi.
In più vince la 10 ore di Messina. Ormai Castellotti è negli albi della
storia dell'automobilismo.Ed è solo l'inizio!
Il 1954 è un anno no,come per Ascari, suo caro amico e compagno di squadra,perchè
la Lancia continua a rimandare la loro partecipazione al campionato di Formula
1: le loro 2 D50s infatti sono pronte solo nel 1955, e Eugenio è terzo pilota
della scuderia accanto ad Ascari e Luigi Villoresi.Ma il 1955 è un anno
tragico per lui e per tutto l'automobilismo italiano:nonostante Eugenio
ottenga il secondo posto a Monaco, durante il Gp Ascari finisce in mare
e,pochi giorni dopo muore a Monza provando l'auto di Castellotti.Con il casco
di Castellotti.
Per l'automobilismo una perdita terribile, per Eugenio un grande dolore
aggravato dai sensi di colpa.
Gianni Lancia infine, a causa di problemi finanziari,trova un accordo con Enzo
Ferrari e gli cede le sue auto e i suoi piloti. Castellotti inizia la sua
carriera da pilota della Rossa.Finisce quinto a Zandvoort e terzo a Monza,
ottenendo al termine della stagione il terzo posto assoluto.
Nel 1956 è quarto al Gp di Monaco e chiude al secondo posto a Reims in
Francia dietro l'altro ferrarista Collins.
Da adesso in poi la pressione diventa più dura da sostenere, a causa della
presenza in squadra di piloti del calibro di Collins, Hawthorn e Luigi
Musso,il quale diventa il suo più acerrimo rivale.Nel Gp successivo infatti,
a Monza,lo spettacolo lo danno loro, nei primi 5 giri, conducendo ruota contro
ruota una sfida interna da mozzare il fiato, fino all'uscita per i pneumatici
completamente distrutti.
Finisce il campionato al sesto posto, ma il vero trionfo dell'anno lo ottiene
alla Mille Miglia,sbaragliando gli avversari di casa e non :batte
tutti,Fangio,Collins e Musso.Conquista anche il titolo di Campione d'Italia.
Una stagione piena di soddisfazioni,circondato dalle ovazioni di un pubblico
davvero entusiasta. Ma è l'ultima.
L'ultimo Gp a cui partecipa è quello in Argentina,ed è il più veloce nelle
qualifiche tra i ferraristi, ma la sfida con le Maserati 250F è praticamente
insostenibile, data la loro netta superiorità. Moss,Fangio e Behra ottengono
i primi tre posti in griglia, e l'unico a dare un pò di filo da torcere è
proprio Eugenio,fino a che la sua Lancia Ferrari lo abbandona.
Nei primi mesi del 1957 il nome di Castellotti compare sui giornali non per le
sue imprese sportive,ma per la sua discussa relazione con la femme fatale
Delia Scala, e per le sue frequentazioni col mondo dello spettacolo di quegli
anni.
Al suo ritorno in Europa Eugenio si reca per una festa a Firenze nella villa
della sua compagna e riceve una telefonata che cambierà tutti i suoi piani.E'
Enzo Ferrari, che lo avverte di aver ottenuto i tempi, non resiufficiali, che
Behra ha fatto con la Maserati 250F, e gli ordina quindi di recarsi
immediatamente a Modena, per
testare la nuova Ferrari 801. Nervoso, stanco saluta gli invitati e parte
immediatamente.E' decisamente infastidito per l'accaduto, tenuto sempre così
sulla corda da un capo irremovibile e mai completamente soddisfatto. Appena
giunto all'alba al circuito, senza aver chiuso occhio, sale in macchina e
inizia i test.
Al terzo giro esce di pista e si schianta contro un cartellone pubblicitario
del Circolo della Biella (locale abitualmente frequentato da tifosi e da Enzo
Ferrari in persona).Tutto finito. Muore sul colpo.
Castellotti lascia un segno per gli appassionati di questo sport, e l'aneddotto
con cui voglio chiudere questa biografia porterà certamente un sorriso sui
vostri volti e vi farà comprendere in un attimo il personaggio Castellotti:
giovanissimo ottiene la possibilità di correre, proprio nei primi anni 50, al
Gp Sportcar a Monaco contro il campione Marzotto.In testa alla corsa, con alle
spalle il rivale, improvvisamente
si ferma, poi riparte, ma arriva solo secondo naturalmente dietro al campione.
Si era fermato perché aveva sete, e voleva tanto bersi una Coca-Cola.
Pazzie da campioni!!!